Ecco perché siamo scomparsi dai social

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“Che dici vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?” No, non siamo di fronte al dilemma di Nanni Moretti nel suo Ecce Bombo. È qualcosa di più: ecco perché siamo scomparsi dai social

In pieno lockdown abbiamo visto di tutto un po:

  • freelance che insegnavano a gestire la tua azienda da remoto (pur non avendo mai gestito  un team);
  • consulenti che ti proponevano di sviluppare e-commerce perché l’unico modo di vendere (senza calcolare come avrebbero portato effettivamente la gente a comprare);
  • agenzie regalarti piani marketing personalizzati su misura (pur non avendo loro stesse un sistema di acquisizione clienti);
  • guru di ogni tipo proporti consulenze gratuite (mal celando un sistema di lead generation basilare) 

E possiamo capirlo, tutti volevano dire, giustamente, la loro. 

Bisognava sopravvivere in qualche modo. 

Noi, ad un certo punto ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti: 

“Vogliamo veramente fare questa fine qua?

 Vogliamo veramente piegarci a questo mercato?”

La risposta è stata No.

Allora abbiamo cambiato strategia, seguendo 3 semplici direttrici. Sì, semplici.

Favorisci il dialogo 

Inizialmente, attraverso la nostra newsletter e la nostra pagina Facebook, abbiamo portato le persone a dialogare e informarsi all’interno del nostro gruppo riservato:

Niente di particolarmente innovativo o rivoluzionario. 

Un gruppo riservato non è qualcosa di nuovo in questo settore. 

Tuttavia, molto più di altri strumenti, deve essere testato e messo in leva. 

Richiede infatti tanta interazione, un lavoro complesso di moderazione, continua produzione di contenuti, per tenere le persone coinvolte.  

Nel nostro caso, abbiamo alimentato il gruppo Marketeam con articoli, riflessioni, notizie relative al mondo del marketing e della sua evoluzione, senza copincollare gli argomenti più in voga in altri gruppo. Qui i membri della community hanno potuto trovare altri professionisti di svariati settori con i quali confrontarsi e migliorare la loro consapevolezza.

Non solo. 

Tra le cose più apprezzate, i Larin Talks.

I membri del gruppo hanno potuto ascoltare relatori esperti in marketing, business, tecnologia, formazione e creatività, in modo molto informale (QUI per rivedere ad esempio la chiacchierata con Veronica Civiero)

Spunti, idee, esperienze da ascoltare e condividere. Il nostro obiettivo era quello di migliorare e cambiare per essere il più utili possibili ai nostri clienti (e non). 

Per la cronaca, nel corso dei primi 45 giorni, da quando abbiamo deciso di spostare la nostra comunicazione, gli iscritti del gruppo sono aumentati del 72%; segnale che ciò che trovavano nel gruppo era considerato utile. 

Alimenta la relazione 

In un mondo che doveva ripartire, i costi di alcune tipologie di sponsorizzate sul social di Zuckerberg stavano diventando insostenibili nel nostro settore. 

Da un punto di vista “economico” erano aumentati gli investimenti (a volte senza senso) e di conseguenza il costo per fare adv. 

L’ansia, aveva preso il sopravvento sulla programmazione, l’esigenza di dire al mondo “siamo ancora vivi” era totalmente fuori controllo.

Ma non è questo il problema; le campagne possono essere costantemente ottimizzate.

Il peggio infatti è stato dal punto di vista dell’attenzione

Secondo recenti ricerche la soglia di attenzione di una persona è arrivata a una media di 8 secondi totali. La colpa sarebbe da attribuire anche a quel flusso di suggestioni, immagini, notifiche, messaggi presenti in maniera incontrollabile newsfeed del social di Zuck, diventato a tutti gli effetti un mercato del pesce. 

Pluralità sempre più ampia di fonti che avrebbe influenzato il nostro modo di comunicare in negativo. 

Abbiamo deciso così di concentrare gli sforzi per alimentare la relazione con i nostri clienti in maniera sempre più diretta e segmentata.

Portando avanti il lavoro dei primi mesi sul gruppo, abbiamo potuto continuare ad offrire contenuti tecnici, di valore, personali, educativi … ma anche di semplice cazzeggio.

Crea contenuti utili

Il video/podcast ImprendiTECH, organizzato in collaborazione con Piernicola De Maria, noto consulente aziendale, autore ed imprenditore, vede Marco fornire strumenti, idee e spunti estremamente pratici per “digitalizzare i processi” aziendali e poter competere in questo mondo in rapida evoluzione.

Attraverso due Summit abbiamo contribuito al ripensare, con casi concreti, svariati settori: da quello museale a quello del beauty, da quello dell’occhiale al mondo della finanza con oltre 50 relatori complessivi, 2000 iscritti e 40 ore di live. 

Con il Larin Magazine, parliamo in prima persona dei progetti che ci vedono impegnati, diamo voce ai nostri collaboratori ed analizziamo case history di successo. 

E ancora i libri della Divina Commedia del Web Marketing e la nuova pubblicazione Tra il Dire e il Fare Automatizzare

Torneremo a pubblicare, promesso. Ma non come prima … 

I mesi passati, i risultati ottenuti con questo approccio, gli errori fatti, ci hanno confermato una volta di più che l’unica chiave per fare marketing e, più in generale, comunicare bene è l’attenzione per la persona. Tutto il resto viene dopo.

Un momento per “rimetterci in bolla”, ripartire dalla strategia, dalla pianificazione e anche dal buonsenso. Buonsenso che, troppo spesso, a causa del proliferare dei tool digitali e dei canali viene dimenticato.

Ecco che così facendo, gli esperimenti messi in campo con questo cambio di paradigma, ci hanno permesso di concentrarci di più e meglio sulla Customer Value Journey e sulla sua mappatura. Per questo abbiamo isolato un percorso ideale in 8 fasi per portare una persona da sconosciuto a fan. Tanto da costruirci un Workshop. 

Nelle prossime settimane riprenderemo a pubblicare con costanza dopo l‘anno “sabbatico” ed avrai modo di apprezzare ciò che siamo riusciti a fare.

Pronti a tornare, ma non come prima… certamente migliori.

We’re back!

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